Tu chiamala se vuoi…maledizione…

La Germania si è presentata a questa Coppa del Mondo come una delle più serie candidate alla vittoria finale. D’altronde, il trionfale cammino di qualificazione da parte dei tedeschi, campioni del mondo in carica, fatto di 10 vittorie su 10 incontri disputati, ben 43 gol segnati e solo 4 subiti, lasciava ben sperare in tal senso.

Il destino, però, aveva evidentemente progetti diversi e ci ha riservato un clamoroso finale a sorpresa in cui la Mannshaft, per la prima volta nella sua storia, non è riuscita a superare la fase a gironi di un Mondale.

MaledicionCampeon

Proviamo allora ad analizzare sinteticamente i motivi della disfatta. Noi qui ne vogliamo sottolineare tre…tralasciando ovviamente la cosiddetta “Maledizione dei Campionati del Mondo” che ha colpito i detentori del titolo ben 4 volte nelle ultime 5 edizioni della Coppa del Mondo, le ultime 3 della quali consecutivamente (Spagna 2010, Italia 2014 e Germania 2018, appunto).

Primo motivo: pessima fase difensiva

13 tiri concessi al Messico nella prima partita, poi 7 concessi alla Svezia e, infine, 12 concessi alla Corea.

Nelle tre partite disputate in Russia, i tedeschi hanno subito 4 goal: tanti quanti ne hanno subiti nelle 10 partite della fase di qualificazione e durante tutto il Mondiale 2014 concluso con la vittoria finale. È evidente che ciò ha rappresentato un problema. Se non curi la fase difensiva come si dovrebbe, in competizioni così brevi, vai fuori. E così è stato.

Kroos e Kedhira (non a caso, sostituito da Gundogan nella partita contro la Svezia) non sono sembrati in grado di fornire il necessario collegamento tra i reparti e, al contempo, garantire adeguato schermo alla difesa. Inoltre, la dislocazione alta dei terzini a sostegno della fase di possesso certamente non ha aiutato in questo senso. Una volta persa palla e fallito il primo pressing la gestione della transizione negativa è risultata spesso inadeguata e ha esposto in più occasioni la retroguardia tedesca al rischio di capitolare. Il 4-2-3-1 imbastito da Loew ha più volte vacillato, in particolare contro le ripartenze di Messico e Corea e se non fosse stato per un eccesso di frenesia (…o scarsa tecnica) dei suoi avversari, sarebbe tornata a casa con un passivo ancora più pesante.

Secondo motivo: sterilità offensiva

I tedeschi, nelle 3 partite disputate in questo Mondiale, hanno segnato solo 2 goal. Di cui uno, su calcio piazzato, contro la Svezia nell’ultima occasione della partita.

Non che non ci abbia provato, anzi. I numeri dicono l’esatto opposto. Primi in assoluto per percentuale di possesso palla (67,5%) e secondi solo alla Spagna per numero di passaggi effettuati a partita (590 vs. 705 degli spagnoli), i tedeschi hanno sviluppato una quota di azioni al di sopra della zona difensiva di poco inferiore all’80% e hanno effettuato ben 72 tiri verso la porta avversaria (24 a partita, in media), di cui addirittura 41 dall’interno dell’area di rigore. Numeri monstre che però hanno fruttato, come detto, appena 2 goal: un tasso di conversione inferiore al 3%.

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La Germania ha sviluppato una quota di azioni al di sopra della zona difensiva pari quasi all’80%

Il centravanti, Timo Werner, primo in assoluto tra i giocatori del Mondiale per numero di tocchi in area (27), ha effettuato solo 7 tiri in porta nelle tre partite disputate. Tutti dall’interno dell’area di rigore. Risultato atteso in termini di XG? 1,84. Risultato ottenuto? 0 goal.

Il suo sostituto, Mario Gomez, non è riuscito a far meglio: 0 goal come risultato di 4 tiri effettuati.

La Germania è una squadra votata al dominio del gioco, lo dimostrano in numeri, ma a differenza di quanto mostrato nella fase di qualificazione, in Russia non è riuscita a raccogliere i frutti del proprio lavoro. Verrebbe da dire: tanto rumore per nulla…

Terzo motivo: condizione psico-fisica precaria

L’ultimo fattore riguarda la condizione psico-fisica, soprattutto di alcuni giocatori. Non tanto per la “quantità” di corsa messa in campo (la Germania ha corso tanto quanto gli altri con una media di 7,9 Km per giocatore percorsi nei tre match disputati) quanto piuttosto per la “qualità” della stessa. Quella che negli ultimi anni aveva rappresentato uno dei punti di forza della Mannschaft, è diventata un fattore critico in questa campagna di Russia. Lenti e macchinosi, i tedeschi hanno sofferto sia nella fase di possesso sia, principalmente, nei ripiegamenti in transizione negativa, e si ritrovati spesso ad essere fuori posizione sulle ripartenze avversarie, in ritardo sulle seconde palle e perdenti nei contrasti (contro il Messico, nella prima partita, hanno subito ben 21 constrasti vs i 12 effettuati ai danni dei centroamericani).

Conclusione

La scarsa forma fisica di una serie di giocatori, unita alla mancanza di concretezza in zona finalizzazione e ad una pessima gestione delle transizioni negative ha fatto sì che, per la terza coppa del Mondo consecutiva, i campioni in carica venissero eliminati nella fase a gironi. Questa volta, a cadere vittima della “maledizione dei campioni” è stata la Germania…o forse il soprannaturale non c’entra nulla?

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